Il peso economico della criminalità

Grazie ad uno studio recentemente pubblicato dall'Università Bocconi è oggi possibile individuare il “peso tradizionale” dell’economia criminale nel nostro paese. Un peso, questo, che raggiunge in Italia la quota del 10,9 per cento rispetto al Pil. Se a tale quota aggiungiamo il “sommerso fiscale”, stimato intorno al 16,5 per cento, possiamo notare che il sommerso totale raggiunge una quota pari al 27,4 per cento del Pil. Dal punto di vista territoriale il peso dell’economia criminale registra una differenziazione significativa dato che si attesta al 12,5 per cento nel Centro-Nord, mentre scende al 7,3 per cento nel Mezzogiorno. Anche per quanto riguarda il sommerso fiscale rileviamo una differenziazione dato che l’indicatore raggiunge il 18,5 per cento nel Centro-Nord (31,0 per cento il sommerso complessivo) e il 12,0 per cento nel Mezzogiorno (19,3 per cento il sommerso totale).

La differenziazione territoriale esistente per l’economia criminale non deve sorprendere perché, come spiegano gli stessi autori dello studio: “l’utilizzo di contante per transazioni illegali riguarda specificamente attività criminali - traffico di stupefacenti e prostituzione - che, pur avendo “centri decisionali” localizzati prevalentemente al Sud, per effetto della mobilità delle risorse della criminalità organizzata e della concentrazione del “mercato al dettaglio” per questi beni e servizi nelle aree più ricche del paese, trovano una diffusione più intensa nelle province del Centro-Nord” (Ardizzi, G., Petraglia et altri, 2011). La stessa Commissione Parlamentare Antimafia ha sottolineato come, oramai da quarant'anni, “le mafie abbiano risalito la penisola estendendo i loro tentacoli in altri paesi europei e nel resto del mondo” (Commissione Parlamentare Antimafia, Maggio 2011).

Ricordiamo che già nel 1973 la Commissione Antimafia aveva individuato a Bardonecchia la presenza della ‘ndrangheta nell’edilizia (CNEL, 2010). Successivamente le varie Commissioni Antimafia hanno segnalato – come ricordato dal Governatore della Banca d’Italia Draghi in una recente audizione presso la Commissione Antimafia – “l’esistenza di una vastissima ramificazione di forme varie di criminalità organizzata di tipo mafioso, praticamente in tutte le regioni d’Italia” (Draghi, M., 2011). Solo però nel 1995 – ben ventidue anni dopo quella denuncia della Commissione Antimafia - l’allora Presidente della Repubblica procedeva allo scioglimento del consiglio comunale di Bardonecchia in Piemonte per “infiltrazione mafiosa”.