Lavoro sommerso

Lavoro sommersoIl peso dell'economia irregolare, censita dall'Istat al 2007, è stabilmente attorno al 17% del PIL e riguarda circa il 12-14% dell'occupazione, dai 2,5 ai 3 milioni di lavoratori. Da queste cifre si comprende come, unico Paese tra i membri dell'Unione Europea, l'economia irregolare in Italia abbia un peso strutturale, rispetto al quale è indispensabile mettere in campo una strategia complessiva, non semplici misure una tantum.

La prima annotazione a tale riguardo dovrebbe soffermarsi sulla qualità dei flussi occupazionali nella crisi. Si deve, purtroppo, osservare come la qualità complessiva delle assunzioni, che pure si fanno anche durante la crisi, veda il calo drastico delle forme stabili o di stabilità probabile (tempi indeterminati e apprendistato), a vantaggio di forme di totale precarietà intrinseca (lavoro a chiamata, accessorio con vouchers, collaborazioni occasionali, tirocini spesso finti). Si sta quindi prospettando un progressivo indebolimento dell'occupazione stabile e qualificata.

Dovrebbe essere fatta, inoltre, una rivalutazione sostanziale del lavoro stagionale ed a tempo determinato (agricoltura, turismo, edilizia, etc), che costituiscono, se regolati e regolari, un’opportunità mentre troppo spesso rappresentano un’occasione in cui si annidano sfruttamento ed irregolarità e veri e propri sistemi di sfruttamento di cui si nutre, ad esempio, il caporalato. In secondo luogo, la crisi si è abbattuta sulle forme temporanee d'impiego (tempi determinati, somministrazioni, collaborazioni a progetto), dove maggiormente sono concentrati i giovani, le donne, gli immigrati, ossia i soggetti più deboli nel mercato del lavoro. In terzo luogo, cresce ancora il tasso d'inattività della popolazione in età da lavoro, specie nel Mezzogiorno dove è inattiva una donna su tre e dove la stessa popolazione maschile ha segnato un calo del tasso di attività. Il tasso d'inattività viene spesso associato con l'espandersi dell'economia irregolare. Da tutto ciò si evince come la crisi abbia inciso profondamente sul tessuto occupazionale del nostro Paese, aggravandone le contraddizioni storiche (dualismo territoriale, di genere, di età, di provenienza nazionale, fragilità del tessuto imprenditoriale).

Una stagione di iniziative contro l'economia irregolare si configura, quindi, come una grande operazione sistemica, culturale in primo luogo, ma anche dallo straordinario valore economico (si pensi agli effetti sul bilancio pubblico di un consistente e stabile recupero dell'evasione, anche ai fini delle probabili manovre correttive che i prossimi provvedimenti dell'Unione Europea comporteranno). Di qui la necessità di un aggiornamento delle proposte a suo tempo avanzate, alla luce dei cambiamenti accennati sopra determinati per effetto della crisi.

In particolare è necessario:

- Intensificare l'azione dell'attività di vigilanza di tutte le istituzioni pubbliche ai diversi livelli territoriali (Ministero de Lavoro, INPS, INAIL, ENPALS, INPGI, ENASARCO, Guardia di Finanza, Carabinieri);
- Potenziare e valorizzare il coordinamento dei servizi ispettivi con l'applicazione in tutte le province del protocollo d'intesa per lo scambio di dati e di informazioni in materia di attività ispettiva tra Ministero delle Politiche Sociali, INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate)
- Costituire in tutte le province e regioni delle commissioni sulle irregolarità contributive e il lavoro sommerso per l'attività dell'Agenzia regionale di coordinamento delle diverse istituzioni preposte;
intensificare il controllo sugli appalti per distacchi illeciti con particolare riferimento a quelli pubblici per contrastare i fenomeni di dumping economico e sociale.
- Favorire, nell'ottica della prevenzione, il superamento del ricorso al massimo ribasso e la costituzione della stazione unica appaltante;
- garantire la tracciabilità delle retribuzioni contrastando per questa via, sia il lavoro sommerso che il cd “lavoro grigio”, ma anche le forme di evasione contributiva. A tal fine andrebbero incentivati gli accordi con il sistema del credito per garantire l'abbattimento delle spese dei conti correnti dedicati di modo da favorirne l'utilizzo diffuso.
- orientare il controllo verso le imprese con contratti di collaboratori a progetto, apprendisti, stagisti, artigiani in edilizia, associati in partecipazione, lavori intermittenti, part-time;
- controllare la falsa cooperazione al fine di contrastare fenomeni di interposizione illecita e l'utilizzo di manodopera irregolare o in nero.