Pubblica Amministrazione

La letteratura, la pubblicistica in genere e soprattutto le indagini giudiziarie ci raccontano in maniera chiara come sia molto stretto il rapporto fra inefficienza del sistema pubblico nella erogazione dei servizi ai cittadini e le infiltrazioni mafiose nei punti di gestione del sistema stesso.La tendenza del sistema mafioso di sostituirsi al sistema pubblico nelle aree di inefficienza è dettato da due interessi essenziali: l'interesse economico e l'interesse sociale.L'interesse economico si è progressivamente dilatato e rappresenta oggi uno dei “core business” del sistema di potere mafioso. Questo può essere DIRETTO nel momento in cui l'impresa mafiosa si presenta come erogatore di servizi,oppure INDIRETTO nel momento in cui si estrinseca nella fornitura di beni e servizi nei confronti del pubblico.

Anche l'interesse sociale si estrinseca secondo due forme. La prima come fonte di acquisizione del consenso,legata alla capacità occupazionale del sistema stesso e strettamente connesso all'interesse economico. La seconda direttamente connessa con la natura stessa del servizio.In questo ambito le connessioni tra politica e mafia(documentate in maniera inequivocabile dai numerosi processi e condanne  avvenuti nel corso di questi ultimi anni) si manifesta con spietata evidenza. Scriveva R. Scarpinato nel 2005: “Il sottosviluppo per un certo potere politico non è un handicap,come potrebbe sembrare, ma anzi una straordinaria risorsa che, se sapientemente gestita,consente la riproduzione dello stesso potere politico e l'accaparramento privato di quote del denaro pubblico. Il management del sistema del sottosviluppo trasforma i diritti in favori personali cittadini in sudditi bisognosi di protezione da parte di padrini politici e mafiosi ed alimenta così catene personali di clientele politiche su cui il potere si fonda.”

Per combattere questo fenomeno appare sempre più evidente che la fase di repressione debba essere sempre più attenta e dotata di mezzi adeguati,ma appare anche che da sola non è sufficiente. Noi pensiamo cioè che sia fondamentale disegnare un quadro di prevenzione dei reati attraverso scelte,iniziative e norme nuove,in grado di impedire l'infiltrazione mafiosa e alla così detta “zona grigia “di crescere. La CGIL,con le sue strutture periferiche: le camere del lavoro territoriali, le categorie provinciali, le Leghe dello Spi, può essere una forte centrale di organizzazione della difesa dei cittadini e dei lavoratori, per accrescere i diritti a servizi sociali e assistenziali e qualità del lavoro pubblico per gli operatori, attraverso lo strumento della contrattazione.

La pubblica Amministrazione deve essere una casa di vetro e baluardo contro l’illegalità.

La funzione e l’inadeguatezza della pubblica Amministrazione viene vissuta e fatta vivere dalla politica, che ne è per larga parte responsabile come l’unico male della vita sociale ed economica del paese.
Certo la pubblica Amministrazione necessita di una riforma strutturale, che faccia giustizia della ventilata controriforma di Brunetta, oramai fallita, che ponga alcune questioni fondamentali quali la razionalizzazione delle pubbliche funzioni, il coinvolgimento e il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici pubblici, e ponga al centro della riforma i servizi alle persone per la tutela dei diritti individuali e di cittadinanza.
Quindi una riforma che snellisca gli apparati preposti, non attraverso la riduzione del personale come propone Brunetta, ma che riduca le strutture, accorpandole e definendo con precisione i compiti e i limiti della loro iniziativa per evitare i fenomeni di gestioni simili a quelle della protezione civile (Bertolaso) quale strumento taumaturgico buono per qualsiasi occasione, indebolendo attraverso l’azione messa in campo gli stessi poteri democratici.

Occorre tra l’altro incrementare la responsabilità della pubblica amministrazione rendendola autorevole e non autoreferenziale attraverso dirigenti autonomi e capaci di decisioni che non dipendano dalla “politica”e il cui compito sia essenzialmente il perseguimento del “bene comune”ovvero la diffusione e qualità dei servizi che debbono essere erogati in tempi brevi, con uguali standard in tutto il territorio nazionale. Dirigenti con un forte senso dello stato capaci di svolgere tutte le funzioni apicali delle strutture ove operano per impedire che il cancro delle consulenze continui a rimanere, determinando costi ed inefficienze enormi. Questo è il modo per tenere lontana la politica e la sua invadenza dalle strutture pubbliche perché ogni volta che il funzionamento di un ente pubblico è determinato dalla politica vuol dire che questo è destinato al cattivo funzionamento. E’ in queste rinnovate condizioni che si può operare per il coinvolgimento dei dipendenti che ritrovano un’identità positiva nel loro lavoro e che possono trovare la propria motivazione nei servizi prestati e il riconoscimento della propria professionalità nel contratto nazionale e decentrato di natura privatistica che deve servire, tra l’altro, a premiare l’impegno e la produttività singola e collettiva. Per queste ragioni è necessaria una battaglia per la trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione. Se ne parla da molto tempo ma rimane questa una questione non perseguita e non riempita di contenuti. Tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione deve essere messo per tempo a conoscenza dei cittadini a partire dai servizi resi, dai responsabili degli stessi, dell’organizzazione del lavoro e dei tempi di fruizione dei servizi, alle informazioni sui concorsi pubblici, per finire alle gare di appalto.

La Pubblica amministrazione deve essere una casa di vetro, trasparente.

La trasparenza degli atti della pubblica amministrazione è un requisito fondamentale per far sì che essa sia capace di essere allo stesso tempo garante dei diritti individuali e di cittadinanza e baluardo contro l’illegalità. Dobbiamo convincerci che questo è un obiettivo perseguibile e raggiungibile. Tutto ciò è utile perché è il modo migliore per controllare gli errori e i delitti che vengono commessi contro la P.A. o dalla stessa; a tal fine è necessario adeguare la legislazione in modo che sia assicurato il licenziamento per i corrotti e l’impossibilità permanente per i corruttori a partecipare a gare pubbliche. L’altro punto da tenere sotto controllo è relativo all’infiltrazione della criminalità organizzata che è capace di penetrare in ogni pezzo del funzionamento del pubblico in ogni parte del territorio nazionale.

Di conseguenza il controllo negli appalti e nell’affidamento di lavori per il pubblico diviene decisivo: le ditte che partecipano agli appalti non debbono mai essere state oggetto di sentenze o sottoposte a procedimenti giudiziari. Infine vanno verificate le composizioni degli assetti proprietari; il rispetto dei contratti nazionali; le dimensioni finanziarie e produttive delle imprese e la loro capacità di operare in tutte le fasi del lavoro senza affidi in subappalto che, eventualmente debbono essere esplicitate quando si partecipa all’appalto stesso. Il mancato rispetto dei tempi di esecuzione dei lavori deve prevedere, per legge, la rescissione dell’appalto senza oneri per la struttura appaltante. Tale ragionamento vale per tutta la pubblica amministrazione e in particolare per quella parte della pubblica amministrazione che ha un regime misto pubblico-privato o addirittura esclusivamente di natura privatistica.

Pertanto vi sono alcuni fondamentali aspetti da assumere come priorità di intervento

Rapporto Pubblico/Privato

Soprattutto in tema di sanità, servizi sociali e prestazioni il nodo della relazione tra il sistema pubblico e le modalità di accreditamento dei soggetti privati è uno dei maggiori imputati sia nella registrazione delle diseconomie che come segmento nel quale le infiltrazioni malavitose e le irregolarità in genere, a partire da quelle riferibili ai contratti di lavoro e alle prestazioni collegate, sono maggiormente avvertite. In questo quadro la Cgil da sempre propone di agire sia per via contrattuale, omogeneizzando i contratti dei settori pubblici e privati per sanità, assistenza e servizi pubblici in modo da evitare dumping contrattuale, regimi di concorrenza sleale, massimo ribasso giocato sul costo del lavoro,  che nel sistema di affidamento dei servizi assumendo il criterio del riferimento agli standards di qualità, della regolarità e della professionalità come riferimento sia per i servizi a gestione diretta che per quelli in affidamento. Utili strumenti sono in tal senso l'introduzione della centralizzazione regionale degli acquisti di tutti i prodotti e materiali sanitari e la centralizzazione nazionale per l'alta strumentistica, in modo da rafforzare gli obiettivi di trasparenza e di contenimento dei prezzi delle prestazioni e degli acquisti, nonché la creazione di un “data base” unico nazionale per tutte le ditte accreditate in modo da avere un controllo centralizzato sui componenti dei Consigli di Amministrazione, dei soci delle aziende appaltatrici.

Esternalizzazioni

Strettamente ricollegato al punto precedente vi è il tema delle esternalizzazioni nell'ambito dei servizi pubblici. Anche alla luce dei recenti risultati referendari pensiamo sia necessario riconsiderare i modelli gestionali, in particolare per ciò che riguarda  beni e servizi pubblici da considerarsi essenziali e fondamentali. Fra questi, oltre l'acqua, beni essenziali e diritti di cittadinanza fondamentali sono indubbiamente il diritto alla Salute, all'Assistenza ed all'Istruzione.
Soprattutto per quanto riguarda il sistema della Salute, il privato ha un'incidenza tale da determinare in maniera considerevole il deficit sanitario che si registra in molte regioni, con un rapporto di interdipendenza tra spesa sanitaria fuori controllo, una presenza privata consistente, cresciuta per stratificazioni e fuori da ogni criterio di programmazione. E' proprio in questo rapporto anomalo che sono cresciuti fenomeni di corruzione diffusi. In conclusione l'obiettivo di ridurre in questo campo i processi di esternalizzazione e riportarli nell'ambito di una più efficace e coerente programmazione pare a noi essenziale. Sia per riaffermare l'esigibilità e l'universalità di Diritti fondamentali per il Benessere delle persone, sia per qualificare il complesso dei servizi pubblici.

Corruzione

Come recentemente ha evidenziato la Corte dei Conti, la corruzione è un fenomeno che produce un costo fra i 50 e i 60 miliardi di euro all'anno. Con la scelta del Governo di ridurre la vigilanza e il controllo da parte dei ministeri,nonchè delle Agenzie e degli Enti preposti,viene meno una fondamentale azione di contrasto ai fenomeni di corruzione. Questo costo oltre ad essere pagato dai cittadini, sottrae risorse allo Stato con le quali invece si potrebbero  invece sostenere i necessari interventi per superare la crisi che stiamo attraversando e costruire politiche di potenziamento dei servizi pubblici, per l'occupazione e lo sviluppo. La CGIL , aderendo all'appello di Libera ed avviso Pubblico contro la Corruzione, sostiene le seguenti richieste:

- Ratificare,da parte del Governo italiano,le convenzioni internazionali che non ha ancora ratificato,a partire dalla convenzione di Strasburgo del 1999,che prevede l'introduzione nel codice penale del paese di delitti importanti come il traffico di influenze illecite(cioè la corruzione realizzata con favori e regali invece che con la classica mazzetta),la corruzione fra privati,l'auto riciclaggio.
- Introdurre nel nostro ordinamento la figura del collaboratore di giustizia per i reati di corruzione,come avviene per quelli di Mafia.
- Aggredire le ricchezze accumulate dai corrotti,confiscandone i beni e dando concreta attuazione alle norme già inserite nella legge finanziaria del 2007,che ne prevedono l'uso sociale come già avviene per quelli sottratti alle mafie.

Contrattazione sociale e diritti di cittadinanza

Attraverso le politiche di ordine generale e la contrattazione sociale, il nostro impegno diviene quello di soggetto che, in questo caso, assume la rappresentanza del cittadino lavoratore, sia come utente che come lavoratore. Il tessuto non solo economico ma anche sociale del paese è stato colpito violentemente da una crisi che ha aggravato la condizione materiale delle persone, sia per quanto riguarda il profilo del lavoro sia per le condizioni generali di vita.

Questo stato di cose ha inevitabilmente caratterizzato la contrattazione sociale territoriale che si è resa un potente strumento di risposta, seppur declinato in un’ottica prevalentemente difensiva ma quasi sempre condotta unitariamente con CISL e UIL. Un'attività negoziale che ha raggiunto lo scorso anno milioni di persone per sostenere i loro redditi azzerati o falcidiati dalla Cassa integrazione e per integrare quelle politiche di welfare vessate dai tagli lineari delle manovre economiche. La diffusione dei Patti antievasione, politiche rivolte all'equità ed all'inclusività dei soggetti svantaggiati ma soprattutto le politiche sociali attive sono spesso l'unica risposta di legalità che può intervenire nel territorio con un volto che non sia quello della repressione. Ciò vale, insieme alla funzione sociale dei presidi educativi, per i centri di aggregazione, per le politiche di assistenza e socialità dei giovani ma anche per gli anziani spesso vittime dell'assenza di politiche di comunità e di servizi dedicati.

Stiamo sperimentando in tal senso l'utilizzo di strumenti che concilino la tutela individuale e quella collettiva come le class actions e pensiamo inoltre alla utilità di diffondere una normale pratica giudiziaria di costituzione di parte civile della CGIL, attraverso le proprie strutture, al fine di garantire il massimo di tutela sulla qualità e fruibilità dei servizi territoriali. Per noi rimane centrale una contrattazione territoriale e sociale che continueremo a promuovere come strumento che concorre a garantire democrazia nelle scelte delle amministrazioni, trasparenza, partecipazione della cittadinanza, garanzia dei diritti fondamentali e giustizia sociale.

La contrattazione della Funzione Pubblica sulle politiche delle Amministrazioni e sull'organizzazione del lavoro sono un elemento strategico non solo per salvaguardare il lavoro pubblico, per garantire servizi di qualità ai cittadini ma per determinare quell'efficienza del sistema che ne eleva la competitività e garantisce il benessere delle persone. Ripristinare per via contrattuale spazi di democrazia e certezza del diritto, potenziare la professionalizzazione degli operatori e innovare nelle tecnologie e nelle metodologie di intervento per tutti i comparti pubblici, vuol dire innanzitutto rendere trasparente e regolata l'attività dei soggetti pubblici. Rappresenta sostanzialmente il primo tassello dell'esercizio di legalità, quel segmento fondamentale di connessione tra diritti, regole, democrazia e cittadinanza; tra pubblica amministrazione, territorio e mondo produttivo. Per questa ragione nei patti, accordi e protocolli territoriali  sarà indispensabile un coordinamento confederale tra la Fp le altre strutture, in particolare sulla contrattazione d'anticipo, sul ruolo e funzioni degli Enti, nella definizione di prassi negoziali in cui la legalità sia valorizzata come elemento qualificante dell'intervento pubblico e nei suoi atti di indirizzo.