Riformare la Giustizia
Come ha di recente sottolineato la Banca d’Italia “il problema della efficienza della giustizia civile andrebbe assunto come priorità in quanto le sue inefficienze si stima possano costare fino un punto di Pil l'anno; la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l'Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca mondiale; l'incertezza che ne deriva e' un fattore potente di attrito nel funzionamento dell'economia, oltre che di ingiustizia”.
Ciò ha un impatto diretto sul sistema economico e sulla garanzia di giustizia per i cittadini. Tempi, strumenti e funzionamento sono nodi che attengono, oltre ovviamente all’architettura di Riforma della Giustizia Civile e al funzionamento del nuovo procedimento in campo di mediazione civile, all’organizzazione del lavoro e alle dotazioni strumentali, di risorse, di competenze che influiscono sull’efficienza del sistema. E’ l’intero sistema dei diritti che rischio di essere compromesso dagli attuali scenari di riforma promossi dal centro destra.
Le recenti proposte di Riforme Costituzionali dell’ordinamento giudiziario aprono scenari a dir poco inquietanti. Un potere giudiziario non separato e realmente autonomo non darebbe più garanzia di imparzialità per i cittadini; al contrario, poiché tutte le garanzie vengono rinviate a leggi ordinarie che possono quindi essere modificate a seconda dei governi in carica, si attenua ogni certezza di diritto oggi garantita costituzionalmente. Ad oggi i magistrati assolvono al compito di seguire il principio di legalità e di esercitare l'attività di giudizio, secondo le previsioni costituzionali e quanto stabilito dalle Leggi. La subordinazione alla volontà dell'esecutivo provocherebbe non l'universalità e la garanzia di uguaglianza dinanzi alla legge ma un principio di discrezionalità indotto alla politica sull'azione della Magistratura.
E' questo un aspetto gravissimo che peserà ovviamente sui cittadini più deboli incidendo pesantemente sugli stessi concetti di eguaglianza e imparzialità oggi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. Anziché agire sul versante dell'impegno e rendere la giustizia più efficiente e pronta a garantire i diritti fondamentali avviando le riforme necessarie all'uopo, senza alcun bisogno di interventi costituzionali, si colpisce il delicato equilibrio tra i poteri creato dai nostri padri costituenti spostando sempre più l'asse decisionale, anche in questo campo, verso il potere politico. Inoltre, con questo disegno di Riforma, si stabilisce che i giudici e i p.m. dispongano della Polizia Giudiziaria secondo “modalità stabilite dalla legge” e non più “direttamente”, come ora avviene; pertanto si modifica di fatto l'obbligo di esercitare l'azione penale rimandando a criteri stabiliti da legge.
Con queste modifiche sarà l'esecutivo a indirizzare le indagini della polizia giudiziaria e a scegliere i reati da perseguire.
Nel nostro ordinamento costituzionale il bilanciamento dei poteri è il fondamento della vita democratica, infatti, tenere divisi i poteri significa “garantire” la democrazia poiché si determinano i contrappesi necessari a realizzare l'esercizio delle singole funzioni istituzionali. Il Parlamento, Il Governo, la Magistratura hanno ruoli diversi e bilanciati cambiarne la relazione modificando la seconda parte della Costituzione cambierebbe di conseguenza le prerogative e gli assetti delle singole istituzioni.
La separazione dei poteri, infine, garantisce lo Stato di Diritto e rende la Legge uguale per tutti. La giustizia non può essere piegata al soddisfacimento di interessi privati e di parte, contro questo disegno la CGIL sosterrà tutte le iniziative in difesa della Costituzione e dell'indipendenza della Magistratura.
La CGIL ribadisce la necessità di operare riforme della giustizia che vadano nel segno di una maggiore efficienza ed efficacia della Giustizia, soprattutto in campo civile, a tal proposito ribadisce che la brevità dei procedimenti è fortemente collegata allo stato in cui versa il comparto giustizia (organici, vacanze funzionali, revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ammodernamento delle tecnologie, ecc).
Sul fronte del Lavoro, i lavoratori degli uffici giudiziari rivendicano, da tempo, condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale
Il contratto integrativo, non sottoscritto dalla Cgil, bensì dalla minoranza delle organizzazioni sindacali e dall’Amministrazione, sancisce un ordinamento che demansiona e mortifica la professionalità dei lavoratori giudiziari. Di fatto le figure cui la legge attribuisce le attività del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario vengono diminuite di più del 60% con evidenti danni all’utenza. I cittadini italiani hanno diritto ad ottenere decisioni certe ed efficaci, in tempi ragionevoli. La giustizia ha bisogno di riforme, di investimenti e di maggiori risorse.
I tagli del Governo alle spese di giustizia e alle dotazioni organiche aggravano una situazione già drammatica. La riforma del processo civile, la semplificazione dei riti ed il processo civile telematico, sono indubbiamente punti nodali da cui partire.
Sarebbe altrettanto importante una revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la soppressione degli uffici giudiziari minori. Le linee guida di un vero processo riformatore ispirato al rispetto delle garanzie costituzionale ed all’esercizio di equità dinanzi alla legge, nonché una visione positiva del Diritto dovrebbe :
- risolvere il rapporto tra risorse da destinare al “sistema giudiziario” e costo del sistema per i cittadini, assumendo il tema dell’accesso al servizio da parte dei cittadini come diritto fondamentale e pertanto esigibile a prescindere dalle condizione economica.
- Tempi e certezza del diritto: la durata dei processi va indubbiamente abbreviata e per fare ciò non occorre “alleggerire” il ruolo dei giudici, comprimere diritti e affidare a terzi l’esercizio della risoluzione delle controversie, occorre invece garantire mezzi ed informatizzazione nonché strumenti di indagine e potenziamento degli organici.
Per fare ciò chiediamo ai Ministri della Giustizia, dell’Interno, della P.A. di fermare i disegni di riforma sin qui attuati, di invertire la rotta di disinvestimento, tagli lineari e sottrazione di strumenti di indagine quali le intercettazioni, e di riaprire sia in termini contrattuali che di confronto sul ridisegno del sistema della Giustizia coinvolgendo tutte le rappresentanze degli operatori di Giustizia.


